Martedì 18 Giugno 2019
Sabato

5
Gennaio 2019

Aforisma:

Sii quello che sembri. (Lewis Carroll)

Beata Maria Repetto

Voltaggio (AL), 31 ottobre 1809 – Genova, 5 gennaio 1890

Trascorsa in famiglia la sua pia giovinezza, a ventidue anni entrò nel Conservatorio delle Suore di N.S. del Rifugio in Monte Calvario, che a Genova, fin dal secolo XVII, prestano il loro servizio negli ospedali e anche altrove in molteplici opere di assistenza.

Con semplicità e ilarità di animo, ebbe un'effusa propensione verso i poveri e i tribolati, che da ogni parte aflluivano non invano al Conservatorio per ricevere conforto da lei, che fungeva da portinaia della casa. Professava tenera e fiduciosa devozione a san Giuseppe.

Chiamata dal popolo, mentre era ancora in vita, la "monaca santa" anche per i doni preternaturali dei quali Dio l'aveva arricchita, morì nel 1890 e il 4 ottobre 1981 dal papa Giovanni Paolo II fu ascritta nel Catalogo dei beati.

Quizzando:

E' vero che i colibrì sono velocissimi a camminare?


Soluzione al quiz di ieri:

Nel linguaggio informatico, taggare cosa significa?
R: Significa attribuire ad un file una parola chiave che lo individui (dall'inglese tag = etichetta)

Oggi avvenne:


1984: Giuseppe Fava, giornalista e sceneggiatore siciliano, fondatore del giornale antimafia I Siciliani, viene assassinato da Cosa Nostra.


L'origine della Befana

Immagine di una BefanaLa figura della Befana ha origini più antiche dell’Epifania dalla quale ha preso il nome!

La sua origine si perde nella notte dei tempi discendendo da tradizioni magiche precristiane, prima di fondersi con elementi folcloristici e cristiani.

Una tradizione dei popoli celtici, che erano insediati in tutta la pianura padana e su parte delle Alpi.

I Celti, insediati anche nella pianura padana e su parte delle Alpi, celebravano strani riti officiati da maghi -sacerdoti chiamati druidi, durante i quali grandi fantocci di vimini venivano dati alle fiamme per onorare divinità misteriose e crudeli, se in epoche antiche i vimini imprigionavano come vittime sacrificali, animali e, talvolta, prigionieri di guerra.
 

La Befana Moderna

La Befana è una vecchia brutta e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine, perché entra nelle case attraverso la cappa del camino.

La leggenda vuole che la notte tra il 5 e il 6 gennaio, mentre tutti dormono, la befana voli sopra i tetti e, calandosi dai camini, riempia le calze, lasciate appese dai bambini, di doni e dolcetti.

Ai bambini buoni lascia caramelle e doni a quelli cattivi lascia pezzi di carbone.
La Befana si festeggia nel giorno dell'Epifania, che di solito chiude le vacanze natalizie.

La Befana nel tempo e nel mondo

Oltre che in Italia troviamo il culto della Befana in varie parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all’Africa del Nord, ma sempre è una figura buona e generosa.

In tale culto, molti, intravvedono il mito della Dea genitrice primordiale, signora della vita e della morte, della rigenerazione della Natura (primavera).

Per altri, nella sua figura, la Befana riassume l’immagine della Dea antenata, custode del focolare, luogo sacro della casa.

Non a caso la Befana si serve proprio dei camini, che simboleggiano il punto di collegamento fra la terra ed il cielo, per introdurre l’allegria nelle case, svolazzando con la sua fantastica scopa.

Ora che i camini sono stati sostituiti con i termosifoni, forse la Befana viene dalla finestra a cavallo di un aspirapolvere.

Viene viene la Befana/ vien dai monti a notte fonda/ com'è stanca/ la circonda neve, gelo e tramontana/ Viene viene la Befana, dice una filastrocca che tutti i bambini sanno a memoria e che recitano per ingraziarsela.  

La befana dei nostri nonni

La Befana ha portato un po' di carbone perché siete stati un po' cattivi, però, ha portato anche i dolci perché dovete essere buoni": erano queste le frasi che accompagnavano la mattina l’apertura delle calze (di lana, fatte ai ferri dalla nonna) dove, immancabilmente tra dolci e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche castagne, mele, noci, noccioli e un "portogal" un profumatissimo arancio.

La Befana del mondo contadino di un tempo portava l'augurio di un buon raccolto.

Da rilevare che il carbone lasciato nelle calze dei nostri nonni, non era quello fatto di zucchero che è un piacere sgranocchiare, ma era vero carbone che poi si utilizzava per preparare le caldarroste che i bambini avrebbero mangiato dopo la tradizionale tombola.

(Fonte: www.settemuse.it)








 
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